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Collezione Francobolli 2011 · Bruno Munari 1971

La Collezione di Francobolli 2011 quest’anno è dedicata al design degli anni ’70. Ho quindi scelto otto oggetti significativi per me, che sono stati disegnati e prodotti nel decennio in cui io sono nata.

Abitare l’Abitacolo

Nel rispetto della tradizione, il primo Francobollo della Mia Collezione è dedicato a Bruno Munari. L’Abitacolo fu disegnato e prodotto dall’azienda Robots nel 1971, successivamente premiato con il Compasso d’Oro nel ’79. Oltre ad essere un perfetto elemento di arredo è anche una piccola “architettura” che definisce lo spazio domestico: una sorta di casa nella casa. E’ pensato con l’idea di realizzare un’area per ragazzi che contemporaneamente sia letto per dormire, mobile per contenere libri e giocattoli, struttura per il gioco e per lo studio e che possa trasmettere una volta in uso gusti, personalità e passioni di chi lo vive e lo abita.

All’epoca venne stampato un depliant per il quale lo stesso Munari scrisse il testo che segue e che consiglio vivamente di leggere.

“Che cos’è un ABITACOLO? Negli aerei monoposto è il è il posto del pilota contenente comandi e strumenti, spazio che nei grandi aerei diventa la cabina di pilotaggio. Negli autoveicoli di ogni tipo è lo spazio che accoglie le persone. Nelle astronavi è lo spazio che accoglie gli astronauti con tutto il necessario per vivere e controllare la navigazione. Abitacolo è lo spazio abitabile in misura essenziale. In modo figurativo è anche l’intimo recesso individuale, è il luogo interno dove è situato tutto ciò che forma il proprio mondo.
Nelle case degli adulti, non tutti i ragazzi hanno il loro abitacolo. I più fortunati hanno una camera tutta per loro che possono trasformaree arredare a piacere. Molti hanno solo un letto, un tavolo, una sedia, un posto per i libri, gli abiti in una valigia come ho avuto io stesso per parecchio tempo. Non hanno un abitacolo dove potersi isolare, dove potere studiare, meditare, scrivere, ascoltare la propria musica, leggere, dormire, conversare con gli amici.
Da questa esigenza nasce questo Abitacolo, il quale intende aiutare a risolvere il problema, per ora, sia dal alto strutturale che da quello estetico-personale e, non meno importante, da quello economico.
Abitacolo è una struttura di acciaio plastificato, ridotta alla sua essenza. Il modulo strutturale è di venti centimetri con relativi sottomoduli; questo permette una coerenza formale e una massima combinabilità secondo le funzioni. La plastificazione è ottenuta con resine epossidiche fuse all’acciaio a duecento gradi. Il colore è grigio neutro. si monta con estrema facilità e sta saldamente assieme con solo otto galletti a vite. Quattro montanti angolari ai quattro angoli sono anche quattro scale per salire sui due piani. Assieme a questi sei elementi ci sono anche quattro mensole per libri, lunghe ottanta centimetri ognuna.

Un tavolo può essere fissato a diverse altezze da un lato dell’Abitacolo, ed è anche inclinabile. Due cesti metallici possono essere agganciati dove si vuole, anche le librerie possono essere agganciate dentro e fuori dell’Abitacolo. Una ventina di ganci liberi permettono di appendere quello che si vuole dove si vuole. Il tutto pesa cinquantun chili, l’insieme è molto solido e può portare anche venti persone le quali però si troverebbero un poco scomode.

Il costo di questo nuovo strumento per abitare è inferiore al costo di tutti i servizi che può rendere: costa meno di un tavolo più un letto più una libreria più contenitori e piani di appoggio e quattro scale. Abitacolo è assolutamente e volutamente neutro e quasi invisibile, non impone una sua estetica a tutti ma è solo una struttura essenziale, pronta a rendersi invisibile secondo l’invadenza dell’abitante.

Alto due metri
È di acciaio con una pelle epossidica
È una struttura ridotta all’essenziale
Uno spazio delimitato e anche aperto
Abitabile da una o due persone
Può contenere anche venti
Ma ciò non è consigliabile per la difficoltà dei movimenti
Pesa cinquantun chili
È largo due metri per ottanta centimetri
È un grande oggetto senza ombra
È un modulo abitabile
È un abitacolo
Contiene tutte le cose personali
È un contenitore di microcosmi
È una placenta di acciaio plastificato
Un posto per meditare
E contemporaneamente
Un posto per ascoltare la musica che piace
Un posto per leggere e studiare
Un posto per ricevere
Un posto per dormire
Una tana leggera e trasparente
Oppure chiusa
Uno spazio nascosto in mezzo alla gente
Uno spazio proprio
La sua presenza rende superfluo l’arredamento
La polvere non sa dove posarsi
È il minimo e dà il massimo
Numerato ma illimitato
Abitacolo è l’ambiente
Adattabile alla personalità dell’abitante
Trasformabile in ogni momento

(Testo tratto dal libro Da cosa nasce cosa di Bruno Munari, edizione Laterza del 1985)

Pattern e motivi decorativi · i miei libri e la scimmietta Zizì

Questa è la mia piccola collezione di libri sui pattern e motivi decorativi che ho raccolto nel tempo e che sono riuscita a trovare!! (Quasi tutti i libri sono ancora inscatolati in attesa della libreria su-misura che finalmente è in produzione).

Patterns e Patterns 2, i due libri più belli in assoluto per formato e contenuto sono editi da Birkhäuser. Le prime edizioni con copertina rigida sono un pochino costose (circa 80 euro cad.), ma l’acquisto ne é valsa decisamente la pena. Ne ho parlato anche qui.

Dell’editore Logos quattro volumi dei quali ho parlato qui e qui.

Graphic Details é pubblicato da Index Book, editore molto interessante che pubblica libri di grafica, design, fotografia, illustrazione…

Molto belli e corredati di CD-ROM questi sei volumi dell’editore The Pepin Press specializzato in textile design, pattern, ornamento, web design…dal basso Japanese Papers (ne parlo anche qui), Japanese Patterns, Tapestry, Fancy Designs 1920, Textile Motifs of India, Decorative Patterns from Italy.

A “guardia” dei miei libri la stupenda scimmietta Zizì che Bruno Munari disegnò, come giocattolo, nel lontano 1952. Nel 1997 la Galleria del Design e dell’Arredamento Cantù acquisì da Munari stesso un esemplare della scimmietta e i diritti per la sua riproduzione; nel 2001, sotto la direzione artistica di Paolo Minoli, la prima riedizione che io comperai nello stesso anno. Il Museo ospita una ricca collezione di libri, oggetti e opere di Bruno Munari.

Collezione Francobolli 2010 · Munari 1952

Come nel 2009, anche quest’anno l’oggetto al quale dedico il primo francobollo della Collezione 2010 è opera di Bruno Munari.

La scimmietta Zizì: il giocattolo di design

“Era nata da poco la gommapiuma con la quale venivano realizzati materassi e imbottiture varie. Un giorno un dirigente della Pirelli mi chiede: – Che cosa si può fare con la gommapiuma oltre che materassi? Mi feci dare alcuni campioni di questo nuovo materiale e cominciai una sperimentazione per capire quali altre cose si potevano progettare in modo che l’oggetto progettato fosse coerente col materiale e con le sue qualità. La qualità più evidente si manifestava attraverso il tatto. Un qualunque pezzo di gommapiuma, manipolato da un bambino, comunica la morbidezza, l’elasticità del materiale che sembra vivo e che, a un bambino, fa venire in mente la stessa sensazione che si prova a tenere in braccio un gattino o un piccolo animaletto. Provai quindi a pensare a dei giocattoli realizzati in gommapiuma e, logicamente mi interessai dell’aspetto tecnologico sul come si fa a costruire oggetti in gommapiuma, come deve essere lo stampo, cosa si può inserire nel materiale per permettere una eventuale manipolazione dell’oggetto e, perfino, se non era possibile anche dare un odore gradevole al giocattolo. Dopo varie prove nacque questo gatto (e successivamente la scimmietta Zizì) che aveva al suo interno uno “scheletro” di filo di rame per poterlo piegare e metterlo in posizioni diverse. I baffi del gatto Meo erano di nailon.
Bruno Munari da “Codice Ovvio”, Einaudi

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E luce fu!

I ritocchi all’intonaco sono stati fatti, divano e tappeto posizionati, tendaggio fissato, è finalmente arrivato il momento di installare la lampada Falkland. Per Lei, come già scritto in un altro articolo, era stato predisposto in fase di cantiere un punto luce in un’area del soffitto del salotto. Questo primo acquisto, fatto a febbraio di quest’anno, ha aspettato diligentemente nel suo imballo originale ·adeguatamente protetto· fino ad oggi, giorno in cui il mio caro marito ha imbracciato il fedele trapano e ha dato il via alle operazioni di montaggio. Difficile la scelta della lampadina fluorescente a risparmio energetico: abbiamo provato una luce calda pari a 75 watt delle ormai “vecchie” a incandescenza.
Le foto sono state scattate con l’iPhone.

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Primo acquisto

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Premetto che il mio appartamento non sarà mai un museo del design oppure un interno da rivista, questo oggetto d’autore sarà uno dei pochi, ai quali sono particolarmente affezionata, che negli anni troveranno spazio all’interno di casa mia. Siamo entrati nel nostro negozio di fiducia pensando di doverla ordinare, non credevo l’avessero a magazzino anche perché in esposizione non l’avevo mai vista. La commessa poi mi ha spiegato che non la espongono perché tende a sporcarsi facilmente. Non ho dovuto pensarci su: era disponibile e quindi l’abbiamo acquistata. Chi legge le pagine di questo blog è a conoscenza della mia passione per Bruno Munari e sa anche che la lampada Falkland (prodotta da danese Milano) sarebbe stato il primo oggetto di design ad entrare di diritto nella casa nuova. Angolo del salotto a lei dedicato sperando che il nostro gatto Cico non la scambi per un nuovo giocattolo e le tributi il rispetto che merita.

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La Mia collezione di francobolli · Munari 1964

L’idea è quella di raccontarvi un po’ di me attraverso una raccolta di oggetti di design che reputo interessanti. Prendo spunto dalla selezione di francobolli 2009 del Royal Mail (Poste Reali britanniche) che mio marito ha ricevuto in dono -mezzo posta ovviamente- dalla sua mamma inglese.
Oggi e per tutta la settimana pubblicherò la mia personalissima Selezione di Francobolli 2009.

La lampada per eccellenza.

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Bruno Munari progetta la lampada Falkland nel 1964 utilizzando un tubo di filanca e degli anelli metallici. Le componenti formali di questo oggetto luminoso sono: l’elasticità del materiale usato, la tensione data da anelli metallici di varie cironferenze e il peso. Con questi tre elementi, strettamente legati, nasce la forma spontanea che la contraddistingue. Penso che sia il primo oggetto di design industriale del quale mi sia interessata nel periodo adolescenziale all’Istituto d’Arte. Per questo mio oggetto della memoria ho già predisposto il collegamento elettrico in un punto particolare del soggiorno della casa nuova. La lampada viene ancora prodotta da Danese Milano.

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Food Design

In un minimo libretto quadrato Good Design (Editore Corraini) di Bruno Munari si mettono a confronto Forme della Natura e Prodotti Industriali. Casualmente ho potuto constatare di persona quanto un’arancia possa essere un oggetto di design naturale e di come la forma perfetta di una fetta all’interno di un bicchiere, contenente del liquido, sia interessante anche dal punto di vista grafico. Ulteriore elemento di interesse è il colore della bibita: un’intensa, vibrante e direi perfetta tonalità di rosso-arancio. (L’illustrazione è tratta dal libro Good Design).

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Bruno Munari

Aprofitto dell’ultimo libro acquistato (“Il Pianeta Degli Alberi Di Natale” di Gianni Rodari) per raccontarvi della mia passione per Bruno Munari. All’Istituto d’Arte, già dal primo anno, si usava una sua pubblicazione (“Da cosa nasce cosa”) come libro di testo e io ho cominciato a seguire il suo lavoro in quegli anni (fine ’80 inizi ’90) anche se, da adolescente, non mi fu subito chiaro quanto fosse importante la sua opera soprattutto nel campo del design. Un anno venne anche invitato dall’Istituto per una conferenza-incontro con noi studenti; lo vidi da vicino ma per me era ancora un personaggio strambo con un particolare senso dell’umorismo. Da molti anni raccolgo le sue pubblicazioni e tutto ciò che riesco a trovare su di lui. Raccontarvi quello che è stato e che ha realizzato nella sua lunga vita, è impossibile: vi invito quindi a leggere, ascoltare e visionare almeno un po’ dell’universo Munari: ve ne innamorerete.